Perché e come Fare Rete per educare. Le buone pratiche

Lunedì 12 marzo, all’Università Pontificia Salesiana di Roma, la presentazione di due volumi sul ruolo dell’educatore e sull’importanza del Fare Rete nel sociale. Spazio a buone pratiche di lavoro in rete

 

Fare Rete per educare. Il Libro di Vittorio Pieroni e Antonia Santos FirminoCi chiederemo se “Educatori si nasce o si diventa” e vedremo perché e come “Fare-Rete per educare”. Lunedì 12 marzo 2018, ore 15.00, nell’Aula Juan Vecchi dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, saranno presentati i due libri incentrati sul lavoro educativo.

 

All’incontro moderato dal Prof. Don Giuliano Vettorato parteciperà l’autore di “Educatori si nasce o si diventa?”, Don Lorenzo Ferraroli.

L’altro volume che sarà presentato è “Fare-RETE per educare”, di Vittorio Pieroni e Antonia Santos Fermino.

 

Buone pratiche per fare Rete

C’è anche l’agricoltura sociale di Kairos tra le buone pratiche di lavoro in rete prese a modello nel libro di Pieroni e Santos Fermino. Ne parlerà Andrea Zampetti, pedagogista della cooperativa sociale che si occupa di empowerment e percorsi di inclusione socio-lavorativa di giovani e adolescenti. “Una rete educativa nel settore agricolo” è il titolo del suo intervento.

È possibile scaricare il programma dell’appuntamento del 12 marzo.

 

Fare-Rete per educare. La recensione

Può una comunità arrivare a mettere insieme il proprio “capitale educativo” per fronteggiare le problematiche educative emergenti? E come? Per rispondere a questi interrogativi la pubblicazione fa leva sulla seguente ipotesi: “Capitale” educativo + ”Rete” educativa = “Comunità educante”. Ossia, quel capitale educativo che ogni comunità possiede, “se” viene messo in rete, può trasformarla in una vera e propria comunità “educante” (con vocazione a educare). Tutto questo allo scopo di provocare il passaggio da una forma mentis delegante alle istituzioni la soluzione ai propri problemi/bisogni educativi, a un modello di comunità che riesce ad auto-organizzarsi per convogliare le proprie risorse/competenze educative in una “rete”, così da auto-rigenerare sempre nuovo capitale educativo.

 

A sostegno di questo obiettivo il testo è stato suddiviso in base alle tre parti principali che fanno capo all’ipotesi, più una serie di esercizi pratici (Laboratorio), mentre in Appendice vengono riportati, come esempi di buone pratiche, alcuni attuali modelli di reti a scopo educativo.

 

Destinatari sono tutti coloro che hanno voglia di farsi “agenti di cambiamento” della propria comunità (docenti, genitori, educatori, leader comunitari, stakeholders, responsabili di attività formative in vari settori istituzionali civili e religiosi, pubblici e privati) investendo energie nell’educare mettendosi in rete.

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