Altro da Dire: il progetto che racconta l’accoglienza nelle comunità religiose

Altro da Dire racconta le storie di comunità religiose che hanno risposto all’appello all’accoglienza del Papa. Tra queste Casa Scalabrini 634, che collabora con Oasi e Kairos al progetto di agricoltura sociale Campi Ri-Aperti.

Sono passati tre anni da quando Papa Francesco ha fatto il suo primo appello, chiedendo di aprire le porte delle chiese e dei conventi per accogliere i migranti che stavano arrivando in massa. E molte comunità hanno accolto quell’appello. Tante storie che meritano di essere raccontate sono nate da quel momento. E il compito di raccogliere e raccontare queste storie lo ha assunto il progetto Altro da Dire, progetto nato in seno alla Conferenza italiana superiori maggiori (Cism) e all’Unione superiore maggiori d‘Italia (Usmi).

Queste storie hanno preso la forma di una mappa disseminata di puntini, le oltre 80 esperienze che sono state registrate in tutta Italia nel corso di un anno, fino al giugno 2016. Tante, ma non tutte. Laura Galimberti, ideatrice e coordinatrice del progetto, è consapevole del fatto che siano molte di più le comunità che stanno accogliendo o semplicemente dando conforto a chi sta cercando rifugio in Italia. Lei stessa afferma che la mappa è soprattutto una “provocazione al mondo religioso per dir loro che devono comunicare e raccontare quello che fanno, non solo sulle tematiche dell’immigrazione”.

Altro da dire: “Aprite i monasteri” alla solidarietà. Mappa in aggiornamento delle risposte

Altro da dire: “Aprite i monasteri” alla solidarietà. Mappa in aggiornamento delle risposte – Cliccare sull’immagine per accedere alla mappa interattiva su altrodadire.org

E una delle storie che sono state raccontate riguarda Casa Scalabrini 634, progetto dell’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo (ASCS Onlus), che accoglie rifugiati e richiedenti asilo in semi-autonomia. Casa Scalabrini collabora con l’Associazione Oasi e la Cooperativa Sociale Kairos al progetto di agricoltura sociale Campi Ri-Aperti. Da questa collaborazione è nata un’opportunità di inclusione sociale, orientamento e formazione attraverso il lavoro agricolo per dei giovani rifugiati. Ma Galimberti cita con soddisfazione l’esempio di Casa Scalabrini, come riporta Redattore Sociale, anche per il risultato che la sua esperienza ha prodotto sulla vita culturale del quartiere. “Genera cultura nel quartiere con laboratori radio, oppure la sartoria – racconta Galimberti -. C’è gente del quartiere che va a fare i corsi nella struttura. Tutto questo prima non c’era”.

Si tratta, comunque, di storie molto varie e diverse tra loro quelle raccolte da AltrodaDire.org. “Si va dalle suore che vanno al porto in attesa di abbracciare e accogliere i migranti, fino a Como dove vengono accolti in casa, fanno corsi di italiano e corsi di formazione professionale per garantire un inserimento sociale” sottolinea la coordinatrice. Magari, sono comunità estremamente povere, nel caso dei Cappuccini siciliani che riescono ad ospitare persone con diversi tipi di disagio sociale e ora riescono a fare spazio anche ai nuovi ospiti.
Tante storie, tutte meritevoli di essere raccontate. Anche quelle di chi, forse non essendo a conoscenza del progetto, non ha ancora segnalato la propria opera.