Roma: arriva il negozio “Salvamamme”

Inaugurata la mostra fotografica “Salvamamme: una storia di emozioni” realizzata presso l’Istituto Regionale Sant’Alessio, in via Gregorio VII 601, realizzata con le immagini diValerio Faccini e patrocinata dal Consiglio regionale del Lazio.

“Salvamamme: una storia di emozioni intende valorizzare l’attività dell’Associazione nella lotta contro le nuove forme di povertà e nel sostegno alla maternità in tutto il territorio regionale».
Ha dichiarato in una nota il consigliere della Regione Lazio Isabella Rauti che ha presenziato alla cerimonia di inaugurazione.

«Soprattutto in una fase di crisi economica e di recessione – ha continuato la consigliera Rauti – è importante sostenere il volontariato associativo e le scelte di maternità e paternità, rispondendo al disagio sociale con forme di inclusione sociale».
La mostra, che durerà fino all’8 giugno, è stata inaugurata presso la sede del Free Temporary Shop un negozio di 300 metri quadri organizzato dall’assocazione onlus “Salvamamme” che mette a disposizione gratuitamente alle mamme in difficoltà socio economiche vestiti per bambini. La realizzazione di una simile opera di alto impatto sociale e solidale è stata possibile grazie alla generosità di migliaia di famiglie che hanno donato gli abiti della propria prole, dalla tenera età fino a quella adulta. Sono stati raccolti oltre 35 mila capi di vestiario che verranno distribuiti a famiglie bisognose individuate da Salvamamme in collaborazione con i servizi sociali territoriali, le associazioni di volontariato, le parrocchie e gli enti.

Fonte: www.romacapitalenews.it

85 rifugiati accolti con il progetto “Spes” della Caritas

Sono stati 85 i richiedenti asilo accolti dalla Caritas diocesana di Roma attraverso il progetto “S.P.E.S. – Sostegno Psicologico e Sociale per richiedenti e titolari di protezione internazionale, vittime di tortura e violenza”; per loro anche corsi di italiano, formazione professionale, tirocini lavorativi e riabilitazione psico-fisica. I risultati dell’iniziativa – promossa dalla Cooperativa “Roma Solidarietà” della Caritas di Roma, con il finanziamento del Fondo Europeo per i Rifugiati (Prog. 4488, FER AP 2010, Azione 1.1.B) – sono stati illustrati il 17 maggio 2012 presso la sede del centro di accoglienza di Via del Mandrione n. 201.

Erano presenti alla manifestazione: monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma, Marta Matscher, vice prefetto del Ministero dell’Interno in qualità di Autorità responsabile del Fondo Europeo per i Rifugiati, e in rappresentanza dell’Autorità Delegata FER, Antonella Romanelli e Annalisa Maisto.

Il progetto, che chiuderà formalmente il 30 giugno 2012, ha avuto come obiettivo principale il rafforzamento delle misure di accoglienza esistenti sul territorio di Roma, attraverso la creazione di un centro di accoglienza dedicato a richiedenti e titolari di protezione internazionale, vittime di violenza a tortura, capace di ospitare almeno 20 persone, sia uomini che donne. Le attività progettuali hanno inoltre avuto come finalità la costruzione di percorsi di integrazione individuali che abbracciassero il più possibile ambiti diversi: dalla riabilitazione psico-fisica alla socializzazione, dall’inserimento socio-lavorativo all’autonomia abitativa.

Nell’ambito del progetto “S.P.E.S.” sono stati presi in carico complessivamente 85 destinatari (26 donne e 59 uomini) e promossi 83 percorsi integrati (il 98%), volti all’inserimento socio-economico attraverso l’erogazione di: corsi di lingua italiana, corsi di formazione professionale, l’attivazione di tirocini formativi, la promozione di attività di riabilitazione psico-fisica e attività ludico-ricreative e sportive. Il 35% dei destinatari ha beneficiato di misure volte all’accoglienza e/o alla promozione dell’autonomia abitativa: 24 destinatari (13 uomini e 11 donne) hanno beneficiato dell’accoglienza residenziale, mentre 6 destinatari hanno ricevuto contributi all’alloggio. Ben 52 destinatari (il 61%) hanno potuto beneficiare di uno o più contributi economici a sostegno del loro percorso individuale di integrazione. L’elemento caratterizzante lo svolgimento delle attività è stata la presenza dei tutor individuali-case manager la quale ha garantito una completa presa in carico dei destinatari. La costante sinergia dell’équipe multidisciplinare, il coordinamento e il monitoraggio continuo delle attività, hanno assicurato il raccordo funzionale tra le diverse azioni progettuali. Infine, la supervisione clinica degli operatori ha contribuito a mitigare il rischio di bourn-out e a mantenere un alto livello di professionalità.

«A poco più di un mese dalla conclusione delle attività progettuali è possibile affermare che la valutazione complessiva é positiva: gli obiettivi pianificati sono stati perseguiti e i risultati conseguiti sono aderenti a quelli previsti» ha dichiarato Alessandro Agostinelli, coordinatore del progetto. Per Agostinelli, inoltre, l’iniziativa «conferma la necessità di sostenere progetti specialistici siffatti su un arco temporale pluriennale dal momento che i tempi di recupero psico-fisico e quindi di inserimento sociale, lavorativo ed economico di soggetti vulnerabili non sempre coincidono con tempi progettuali ristretti».

Il direttore della Caritas, monsignor Enrico Feroci, nel suo intervento ha ricordato Le Quyen Ngo Dinh, la responsabile dell’Area Immigrati della Caritas e coordinatrice del progetto S.P.E.S., scomparsa lo scorso aprile. «Le Quyen – ha dichiarato il direttore Caritas – forte della propria esperienza maturata in tanti anni di lavoro al fianco e a favore sia degli immigrati sia dei rifugiati, ha da subito voluto che questo centro ospitasse sia uomini che donne e, pur garantendo la dovuta riservatezza a ciascuno, che si creassero momenti di incontro e condivisione tra gli ospiti di entrambi i sessi, in ciò confortata anche dai supervisori clinici». Per monsignor Feroci, «la qualità del lavoro svolto e i risultati raggiunti sono certamente dovuti all’attenzione alla persona in tutto il suo essere, alle sue esigenze ed aspettative con cui ogni operatore Caritas è abituato a lavorare e alla sinergia di intenti ed obiettivi dei vari enti che hanno partecipato al progetto».

Nasce il Network GPS Genitori Pediatri e Scuola

Promuovere la massima attenzione di scuole e famiglie sul problema dell’obesità e del sovrappeso nei bambini; coinvolgere i genitori e gli insegnanti nella lotta all’obesità fin dalla prima infanzia; combattere la sedentarietà, gli eccessi nutrizionali e gli stili di vita scorretti attraverso una Campagna Educativa sul territorio. Con questi obiettivi nasce il Network Genitori Pediatri Scuola, a cui partecipano il Ministero della Salute, la Società Italiana di Pediatria e la Società di Pediatria Preventiva e Sociale, che si inserisce nel contesto della Campagna Nazionale di Educazione Nutrizionale “Mangiare bene Conviene”, volta a combattere l’obesità infantile. I più recenti dati diffusi dal Ministro della Salute sono allarmanti: nel nostro Paese, più di 1 milione di bambini è in sovrappeso o obeso. Questo significa che oltre un bambino su 3, di età compresa tra i 6 e gli 11 anni, ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età. Inoltre, nel 75% dei casi l’obesità presente nei primi dieci anni di vita si traduce in obesità nell’individuo adulto.
“È indispensabile educare il bambino ad un corretto stile di vita, fin dalla prima infanzia. In questo il Pediatra riveste un ruolo di primaria importanza nel guidare la famiglia verso scelte responsabili e nel favorire una società più consapevole e informata” – ha dichiarato Alberto Ugazio, Presidente SIP – “I dati raccolti in Italia parlano chiaro: è necessario agire fin dai primi anni di vita per combattere l’obesità, una vera e propria patologia che spesso si protrae anche in età adulta provocando gravi implicazioni, come l’insorgenza del diabete e delle malattie cardiovascolari”.
“Se lasciato solo nella lotta all’obesità, il Pediatra è destinato ad ottenere risultati fallimentari.” – aggiunge Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS – “L’azione congiunta di pediatri, genitori e scuola è l’unica strategia vincente per affrontare efficacemente l’obesità del bambino.”
Il Network GPS si attiverà in due fasi: il reclutamento dei pediatri e il coinvolgimento delle scuole, con il supporto di Editeam per la parte organizzativa ed editoriale.
Nel corso della prima fase verranno coinvolti circa 10.000 pediatri, sparsi sul territorio italiano, a cui verrà inviato un kit di materiale informativo da condividere con i genitori: la Guida “Allarme Obesità, combattiamola in 10 mosse”; un Poster da affiggere nello Studio Medico per illustrare le 10 mosse vincenti della prevenzione e il Diario Motivazionale, uno strumento di monitoraggio indispensabile a Pediatri e Genitori per individuare il percorso alimentare corretto del bambino.
Nel corso della seconda fase i Pediatri SIP e SIPPS si recheranno nei principali Istituti didattici per incontrare i bambini e coinvolgerli, con il supporto degli insegnanti, in attività ludico-didattiche mirate a guidarli verso stili di vita sani, combattendo così l’obesità.
Ecco le 10 mosse che tutti i genitori dovrebbero mettere in atto per prevenire l’obesità dei bambini:
1. Allattare al seno per almeno 6 mesi
2. Svezzare il bambino dopo i 6 mesi
3. Controllare l’apporto di proteine
4. Evitare bevande caloriche
5. Sospendere l’uso del biberon entro i 24 mesi
6. Evitare l’uso del passeggino dopo i 3 anni
7. Controllare l’indice di Massa Corporea (BMI) prima dei 6 anni
8. Consentire TV e giochi sedentari solo dopo i 2 anni
9. Incentivare i giochi di movimento
10. Preparare porzioni corrette dei cibi

Fonte: italiasalute.it

Farmaci ai bambini, è pioggia di prescrizioni. In testa gli antibiotici

Almeno un farmaco l’anno per 58 bambini su 100: è “pioggia” di prescrizioni farmacologiche in età prescolare, con notevoli differenze tra Nord (46%) e Sud (76%). Trattati soprattutto i maschietti sotto l’anno di età (69% contro il 65% femmine). Ad ogni bambino si prescrivono mediamente 2,7 confezioni di medicinali (senza contare i farmaci da automedicazione). Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto “Arno bambini”, realizzato dal Cineca (Consorzio interuniversitario Bologna), presentati agli specialisti riuniti a Roma per il 68° Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria. Secondo l’analisi in testa ci sono gli antibiotici, ma il maggior aumento riguarda gli antiasmatici. Il 96% delle prescrizioni riguarda tre classi di farmaci: antibiotici (48%,) antiasmatici (26%) e corticosteroidi (8,6%), con un picco nella fascia d’età di un anno: quasi 7 su 10 sono stati trattati con un antibiotici (66,2%) e più di 4 su 10 con antiasmatici (42,2%). Se si considera il trend degli ultimi dieci anni si nota una leggera diminuzione degli antibiotici e una crescita degli antiasmatici passati dal 22,1 al 25,5%, spiegabile con la crescita esponenziale delle malattie respiratorie e allergiche.

“L’uso esteso di antibiotici – spiega il presidente della Sip, Alberto G. Ugazio- è alla base delle resistenze batteriche che stanno letteralmente bruciando, i medicinali sui quali un tempo potevamo far conto per il trattamento di un gran numero di malattie infettive”.Rispetto al primo rapporto di tredici anni fa, cresce l’uso di antisecretivi (antiH2 e PPI), utilizzati nella pratica pediatrica per i sintomi del reflusso gastroesofageo, il cui incremento negli ultimi dieci anni è stato di oltre 2 volte e mezzo passando dal 2 al 6 per mille. “Probabilmente gioca un ruolo l’ansia dei genitori esercitata sul curante, visto che i sintomi della malattia da reflusso troverebbero una risoluzione spontanea entro il primo anno di vita”, spiega Marisa De Rosa del Cineca. Gli stili di vita frenetici sono molto probabilmente la causa dell’uso improprio di antidiarroici, in genere utilizzati per le infezioni intestinali, frequenti in età prescolare, per cui basterebbero soluzioni reidratanti. Gli antidiarroici rispondono al bisogno delle famiglie di velocizzare il rientro del bambino al nido o alla materna. Per quanto riguarda la spesa media pro capite, va segnalata una riduzione grazie al maggior uso degli equivalenti che oggi coprono il 42% della spesa farmaceutica totale, con punte massime per gli antibiotici (77%). Per ogni bambino si spendono in farmaci in media 36 euro l’anno contro i 39 euro di 13 anni fa.

Fonte: superabile.it

Tg italiani, William e Kate battono il Congo: 413 a 5. Il rapporto di Medici senza Frontiere sulle crisi dimenticate

Un’applicazione per iPhone e Android per accendere un riflettore sulle crisi dimenticate, un monitoraggio dei Tg italiani rispetto alle notizie sui migranti in fuga da Libia, Egitto e Tunisia durante le rivolte e un’attenzione particolare ai rifugiati maliani: sono queste le principali novità contenute nel rapporto di Medici senza Frontiere (Msf) su “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2011” (Marsilio Editori), realizzato per l’ottavo anno in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia e con il contributo di importanti rappresentanti del  mondo giornalistico e accademico. Attenzione anche ad altri due fronti di crisi: quella sanitaria in Somalia e quelle “umanitarie “ in Costa d’Avorio, Sudan e Sud Sudan, Bahrein e Repubblica democratica del Congo.

Il monitoraggio: dati di sintesi. Per quanto riguarda le modalità del monitoraggio sui media, l’Osservatorio di Pavia ha preso in esame lo spazio dedicato in un anno dalle edizioni serali dei TG Rai, Mediaset e La7 alle crisi individuate da Msf. Nel 2011, i telegiornali hanno dedicato circa il 10% del totale dei servizi a contesti di crisi, a conflitti e a emergenze umanitarie e sanitarie, prime fra tutte la Primavera araba e il terremoto in Giappone.

L’arrivo dei migranti. Per la prima volta, MSF ha dedicato un focus al racconto dell’arrivo in Italia dei migranti in fuga da Libia, Tunisia ed Egitto. Nel 2011, sono state dedicate 1.391 notizie al tema: ritorna spesso il termine “emergenza”, il più diffuso per comunicare il contenuto della notizia. Poca attenzione, invece, alle condizioni medico-sanitarie dei migranti.  “ In questi servizi – dichiara Kostas Moschochoritis, direttore generale Msf Italia – è praticamente assente la voce dei migranti. I protagonisti a cui è data voce sono nel 65% dei casi i politici, fra Governo e amministrazioni locali. Alle testimonianze dei migranti è stato riservato solo il 14% dello spazio; il 12% alle comunità locali e il 10% alle realtà impegnate nella gestione del fenomeno – forze dell’ordine, esponenti religiosi, società civile, organizzazioni”. Nelle immagini utilizzate, inoltre, compaiono spesso i volti dei bambini sbarcati in Italia, non oscurati nonostante le norme di deontologia professionale. 

Crisi dimenticate e nozze reali. Se da un lato si è prestata grande attenzione alle crisi politico-sociali arabe, dall’altra molte sono le crisi dimenticate. 5 servizi sono stati dedicati al Congo (Rdc), 10 alla Costa d’Avorio. Poca attenzione anche alle crisi sanitarie dovute all’Aids/Hiv (14 servizi), o alle malattie tropicali neglette che falcidiano la popolazione dei Paesi in via di sviluppo, a cui non è stato dedicato neanche un servizio. 24 notizie sono state dedicate al Bahrein, 41 all’emergenza nutrizionale nel Corno d’Africa e 44 al Sudan. Alle nozze reali di William e Kate, contro, sono state dedicate ben 413 notizie.

Aids e influenza stagionale. Preoccupa, in particolare, la scarsa attenzione dedicata all’Aids, che ha conquistato uno spazio nei telegiornali soprattutto in relazione ai viaggi del Pontefice, mentre è passata sotto silenzio la Giornata mondiale del 1 dicembre. Alla nostra influenza stagionale sono stati invece dedicati 92 servizi.

Bahrein. Crisi praticamente ignorata dai media, quella del Bahreim è invece oggetto di una particolare attenzione nel Rapporto di Msf: “Fra le varie crisi che hanno determinato la Primavera araba, abbiamo voluto accendere un riflettore sul Bahrein: una crisi gravissima ed esemplare dal punto di vista della manipolazione dell’assistenza medica come strumento di identificazione e arresto dei dimostranti”, dichiara il direttore Moschochoritis. Ben 7 servizi dei 24 servizi totali dedicati a questo paese, riguardano il Gran Premio Formula 1 e la sua possibile cancellazione, come conseguenza dell’instabilità politica del paese. Ancora oggi in Bahrein, l’accesso alle cure è un problema, nonostante le riforme, e i pazienti continuano a evitare di rivolgersi agli ospedali pubblici per farsi curare, a causa della discriminazione percepita, delle molestie e dei maltrattamenti. MSF chiede di operare nuovamente in Bahrein dove da marzo non è più autorizzata a entrare.
 
Rifugiati dal Mali. Msf chiede quest’anno di accendere un riflettore soprattutto sulla condizione dei rifugiati maliani in Burkina Faso, Mauritania e Niger. “Il Burkina Faso – spiega ancora Moschochoritis – è, dopo la Mauritania, il paese con il più alto numero di rifugiati in fuga dal Mali: fornire assistenza medica è estremamente difficile e i rifugiati continuano ad arrivare di giorno in giorno, mentre l’aiuto internazionale è lento e insufficiente. Chiediamo ai media italiani di accendere un riflettore su quest’area del tutto dimenticata, colpita pesantemente dalla siccità e dall’insicurezza alimentare”.
 
Msf lancia infine in questi giorni la nuova applicazione mobile gratuita per Android e iPhone “MSF – Senza mai restare a guardare”, con l’obiettivo di aggiornare gli utenti sulle sfide e l’impegno dell’organizzazione in difesa delle popolazioni più vulnerabili.

Msf: l’immigrazione è sempre “emergenza” sui media italiani -  1.391 notizie sono state dedicate dai telegiornali italiani, nel corso del 2011, all’ondata migratoria sollevata dalla cosiddetta “primavera araba”, che ha interessato in buona parte la costa siciliana. Il dato è riferito dall’ottavo rapporto di Medici senza Frontiere, dedicato alle crisi umanitarie dimenticate e presentatoa Roma. “Nella rappresentazione dell’ondata migratoria – si legge – si possono individuare alcuni aspetti ricorrenti, con in primis la cronaca degli sbarchi e della situazione sull’isola di Lampedusa, eventi questi raccontati attraverso una narrazione prevalentemente cronachistica e fortemente emergenziale, nelle parole e nelle immagini”. Gli altri elementi ricorrenti in queste notizie sono, accanto agli sbarchi, il dibattito politico – istituzionale, l’organizzazione dei trasferimenti e dell’accoglienza e le polemiche sui respingimenti. “Nella rappresentazione di questa crisi – si legge nel rapporto – i migranti, soggetti del dramma e protagonisti del notiziario per diversi giorni, escono di scena non appena esaurita la carica di notiziabilità data dall’eccezionalità degli eventi. Scemata l’emergenza, di questi migranti non si sa  quasi più nulla con la sceneggiatura che si interrompe senza uno sguardo sul dopo”.
 
Molta cronaca, quindi, ma poco approfondimento: 200 dei 315 servizi analizzati (63%) raccontano il presente immediato, la cronaca degli arrivi, la situazione a Lampedusa e nei centri di accoglienza. Di conseguenza, “il tono nei servizi sugli sbarchi è risultato allarmistico nel 76% dei casi. [...] Il termine ‘emergenza’ è il più diffuso per comunicare in maniera sintetica il contenuto della notizia e per definire la cornice di senso entro la quale collocare tutti i servizi”. In compenso, il linguaggio è giuridicamente più appropriato e conforme alla Carta di Roma, il documento di deontologia giornalistica dedicato proprio alla questione migratoria: “i termini più adoperati in relazione ai protagonisti degli sbarchi sono ‘migranti/immigrati’ (45% dei casi), ‘qualificatori di nazionalità’, come ad esempio tunisini, libici, eritrei (21%), ‘profughi’ (15%)”, ma non scompare la parola “clandestino”, utilizzata nel 12% dei casi.

I servizi dedicati riguardano nel 34% dei casi il dibattito politico, mentre soli il 4% dei servizi include una “tematizzazione” sul fenomeno migratorio. “Nei servizi analizzati, i soggetti maggiormente intervistati, che godono dunque di un tempo di parola più elevato nei  notiziari, sono gli esponenti politici (26%), di governo (25%) e gli amministratori locali (14%); insieme, queste tre categorie di attori conquistano il 65% del tempo di parola di tutti i soggetti”. Al contrario i migranti e le comunità locali prendono la parola rispettivamente nel 14% e nel 12% dei casi. La stessa notizia non riceve pari attenzione nel resto d’Europa: mentre i Tg italiani dedicano alla questione tra l’1,7% e il 4,3% dei servizi, in Europa la percentuale si abbassa tra lo 0,7 e lo 0,1%.

Povertà, “cartellino rosso” associazioni a leader Ue: Incontro Europeo su Persone senza dimora

All’undicesimo Incontro Europeo delle Persone in Povertà, svoltosi a Bruxelles, per la prima volta quest’anno tutte le delegazioni hanno lasciato temporaneamente la sala del convegno per andare davanti al Consiglio d’Europa e scattare una foto simbolica, sventolando un cartellino rosso alle istituzioni europee e invocando il rispetto del diritto all’abitazione, nuove misure di contrasto alla homelessness e alle diseguaglianze sociali. «Crediamo che i leader europei abbiano perso di vista l’obiettivo che ha fatto nascere, 60 anni fa, l’Ue: un obiettivo che comprendeva diritti rispettati, benessere diffuso e condiviso, solidarietà e cooperazione»: questo uno dei passaggi del comunicato letto dalla delegazione italiana. «Ci rivolgiamo a voi affinchè‚ alle vostre tante belle parole seguano i fatti. Le attuali politiche di contrasto alla crisi stanno solo aumentando la povertà e l’esclusione sociale. Dovete finalmente recepire questo messaggio e agire di conseguenza, ne va di mezzo il futuro dell’Europa» hanno detto. «Non vogliamo la luna, vogliamo solo una casa!» è stato lo slogan della protesta gridato davanti al palazzo del Consiglio d’Europa. Gli incontri europei delle persone in povertà, organizzati annualmente dal 2001 dalla European Anti Poverty Network, sono uno dei principali momenti di apertura e di attenzione da parte della Commissione Europea nei confronti delle organizzazioni che quotidianamente lavorano al fianco dei poveri e degli emarginati. «Si è trattato di un’occasione preziosa per scambiare le buone pratiche – sostiene Stefano Galliani, vicepresidente di Fiopsd, la federazione degli organismi che si occupano dei senza dimora in Italia – offrire alle istituzioni europee una visione realistica delle aree di disagio, in cui i testimoni privilegiati sono proprio le persone in condizione di povertà e di esclusione sociale, che hanno vissuto direttamente un percorso di impoverimento e possono riconoscere con attendibilità gli strumenti migliori per la fuori uscita dal disagio grave».

Fonte: lunico.eu

Corso “Introduzione alla Progettazione in ambito europeo”

Il tema della progettazione e della partecipazione ai programmi europei diventa sempre più importante e strategico per le organizzazioni del terzo settore e per le istituzioni impegnate nella gestione di servizi in ambito sociale. Oasi, in linea con la sua missione di sostenere decisori e operatori, ha organizzato un ciclo di seminari introduttivi alla progettazione europea. Si intende fornire informazioni e strumenti di base per un primo approccio al tema della progettazione in ambito europeo per quanti vogliano avvicinarsi a questo settore.

Presso la sede di Oasi si è tenuta la prima sessione del corso, nei giorni 25 e 26 maggio si svolgerà l’ultima.

Per soddisfare il gran numero di richieste arrivate, Oasi organizzerà una terza edizione del corso di cui comunicheremo quanto prima le date.

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Italia: nuovi cognomi crescono

In una società sempre più interculturale cambia anche la geografia dei cognomi: al nord spiccano i cognomi che vengono dal sud e anche da un po’ più lontano. Per la prima volta un cognome straniero conquista il 1° posto assoluto in una delle prime 10 città italiane più popolose del nord: accade a Brescia, con il cognome Singh, indiano-pakistano. D’altra parte, sempre per la prima volta una grande città del nord registra il primato di un cognome esclusivamente meridionale: Russo conquista Torino, scalzando il nome di famiglia piemontese per eccellenza, Ferrero. E’ quanto emerge dalla ricerca sui cognomi italiani, realizzata da Enzo Caffarelli, professore di Onomastica dell’università di Roma Tor Vergata, grazie alla collaborazione delle Anagrafi dei Comuni italiani, e pubblicata sull’ultimo numero di Anci Rivista. La ricerca, per la prima volta, è stata realizzata sull’intera popolazione anziché sui titolari di abbonamenti telefonici, che sono invece soltanto una  parte dei residenti e non rappresentano milioni di giovani e di bambini. I dati che emergono meritano attenzione: il cognome Esposito è ora 12° a Torino, mentre ad Aosta sono calabresi ben 8 cognomi sui primi 10 e 11 sui primi 15. Un fatto notevole è rappresentato dalle divergenze tra le classifiche riportate anche in un recente passato e queste ultime. Tale differenza si manifesta con spostamenti di posizione notevoli. Se confrontiamo i dati forniti dai Comuni ad Anci Rivista nel 2011 con quelli di Seat/Pagine Gialle del 1999-2000, troviamo per esempio Rossi non più 1° a Latina, superato da Russo, e 1° invece a Viterbo, dove sorpassa il locale Delle Monache, a Udine al posto di Rizzi nonché a Rovigo per Ferrari. Russo è il primo cognome per diffusione in Sicilia, il 2º in Campania, Puglia, Basilicata e Calabria e complessivamente il n.1 del Meridione. Inoltre sale a Novara dal 14º al 5º posto, a Genova dal 19º al 12º, a Bologna dall’86º addirittura al 14º, a Trieste dal 46º al 14º, a Livorno dal 98º al 44º, a Grosseto dal 98º al 17º. Si rileva nel complesso una generale meridionalizzazione dei cognomi. Per quanto riguarda i cognomi stranieri: a Catania si aggiudica il primato Chen, uno dei cinque più frequenti in Cina, a Palermo è il cognome d’origine araba Hossain il più popolare, mentre ad Agrigento spopola Ndiaye. Ed ancora per la prima volta anche città medie o piccole presentano cognomi stranieri tra i primi: il tunisino Fatnassi 2° a Imperia, i singalesi Fernando e Warnakulasuriya, 14° e 22° a Verona. Per quanto riguarda la denominazione straniera più radicata è Hossain, che si aggiudica il 100° posto nell’elenco generale dei cognomi della capitale con 1399 presenze, seguito dal cinese Chen (147°) e Islam (246°), uno dei nomi arabi per eccellenza. Meno presenti, invece, quelli di origine rumena come Serban al 1850° posto con 227 presenze e Ungureanu al 1827°. Scorrendo la classifica capitolina si scorgono poi molte presenze comuni ad altre città della penisola. Un esempio per tutti: l’indo pakistano Singh, tipico cognome maschile dall’altisonante significato “leone” – utilizzato anche come nome e soprannome – che nella capitale si posiziona al 487° posto. Dalla ricerca si evince come  i cognomi stranieri, sono destinati a crescere nel tempo, vista l’età media dei residenti in Italia. Risulta infatti che gli stranieri presenti sono soprattutto giovani adulti, giovani e bambini. Si prevede comunque che, a meno di una continuità di emigrazioni, nell’arco di una quarantina d’anni, anche le posizioni nelle classifiche dei cognomi stranieri raggiungeranno un livello di stabilità.

Fonte: dirittisociali.org

AMSTERDAM. Qualcosa di rotto? Ci pensa il Repair Café

Dopo i coffe shop, i repair café. E’ questa laparabola sostenibile in atto ad Amsterdam, città nota per il suo permissivismo in tema di cannabis e prostituzione, ma da oggi anche per un’idea originale anti-spreco. SI chiamano infatti repair café speciali luoghi in cui le persone possono portare vecchie cose, piccoli elettrodomestici, suppellettili e arredi rotti perché siano riparati da volontari che li aggiustano gratuitamente, per il piacere di farlo e contribuire a ridurre la quota di rifiuti.
L’idea, per la verità, risale a due anni e mezzo fa, quando venne fondata la Repair Cafe Foundation, finanziata dal governo olandese con 400mila euro che sono serviti per partire, fare pubblicità e acquistare un autobus con cui andare in giro a riparare cose. Oggi i gruppi che gesticono i repair café (aperti qualche giorno al mese, è da dire) sono trenta in tutta l’Olanda, e oltre a offrire il servizio gratuito di rimessa servono anche caffé, tè e biscotti ai tanti “clienti”. “In Europa buttiamo via troppi oggetti”, ha dichiarato la fondatrice Martine Postma, un’ex giornalista che si è accorta, dopo la nascita del secondo figlio, di quante cose stava per gettare nella spazzatura e ha deciso di reagire. “E’ una vergogna, spesso quello che buttiamo non è neanche rotto. Non possiamo andare avanti così, soprattutto perché sulla terra c’è gente che non ha niente”.
I repair café non fanno concorrenza ai negozi di riparazione di elettrodomestici, né agli artigiani, assicura la Postma, visto che non possono assicurare pezzi di ricambio originali né lavori particolarmente complessi. Ma l’idea funziona, eccome. La Repair Cafe Foundation è al lavoro per promuovere la diffusione dei gruppi e dei locali “repair”, e offre consulenza per la start up, un elenco degli attrezzi necessari, materiale pubblicitario e assistenza per il fundraising. E le richieste di informazioni fioccano: da Francia, Belgio, Germania, Polonia, Ucraina, Sud Africa e Australia molti volontari sono pronti ad aprire altri repair café nei loro paesi.

www.vita.it

In Italia calano i ricoveri, ma raddoppia il costo per le degenze

Meno ricoveri, soprattutto per gli over65. Aumento della spesa per una giornata di degenza, quasi raddoppiata in 10 anni. Incremento della spesa per servizi non sanitari. Un mancato risparmio che si aggira intorno ai 2 miliardi di euro. A fare il punto sui costi del servizio sanitario nazionale è la Ageing Society – Osservatorio Terza Età nel corso del convegno “Anziani e Welfare: quale sostenibilità? Proposte per il recupero di efficienza nel settore sanitario e ospedaliero”, tenutosi a Roma. Secondo quanto emerge dall’elaborazione dei dati del ministero della Salute (2011), gli interventi per il contenimento della spesa sanitaria hanno causato una drastica riduzione dei ricoveri: dai 12.577.826 del 1998 al picco massimo dei 12.991.102 del 2004, si è registrato poi un costante calo fino agli 11.121.825 ricoveri del 2010. Diretta conseguenza è stata la riduzione delle giornate di degenza: dalle 88.009.005 del 1998 alle 71.162.102 del 2010. Nel 60% dei casi queste riduzioni hanno riguardato persone over65. Oltre a determinare la chiusura o riconversione di molte strutture sanitarie, la Ageing society sottolinea che “a fronte di tali politiche di contenimento e razionalizzazione, si è registrato un costante incremento della spesa per giornata di degenza che ha raggiunto la somma di oltre 832 euro al giorno”, quasi raddoppiata rispetto ai 427 del 2000. Se resta stabile il costo complessivo della spesa ospedaliera (che incide per il 51,6% sulla spesa totale), si registrano invece una significativa riduzione della spesa farmaceutica convenzionata e un crescente incremento nella spesa di beni e servizi non sanitari. Il costo di questi ultimi nel 2008 variava dal minimo di 10 milioni 554 mila della Valle d’Aosta al massimo di 640 milioni 155 mila della Lombardia. Le divergenze a livello regionale sono molto marcate: la spesa media per giornata di degenza, per i servizi non sanitari, è di 63 euro al giorno, con una forbice che va dai 22 euro della Lombardia ai 111 del Friuli e ai 92 dell’Umbria. “Analizzando il costo dei singoli servizi, regione per regione e Asl per Asl, emergono difformità e incongruenze cui è difficile dare spiegazioni”, afferma la Ageing society, che ha confrontato il costo medio dei singoli servizi e il costo medio rilevato nelle regioni più virtuose: “Applicando quest’ultimo valore a tutte le regioni, sarebbe possibile recuperare risorse per un miliardo e 690 milioni di euro circa. Tale somma risulta particolarmente rilevante considerando che la spesa per la voce servizi non sanitari è di 4 miliardi e 436 milioni”. Si arriva quindi a una possibilità di risparmio fino al 40%- 55% della spesa globale. Dal confronto regionale si riscontra in Lombardia la maggiore efficienza del servizio sanitario nazionale, “confermando che una corretta amministrazione, con un’oculata politica dei costi dei servizi, libera risorse che si riversano positivamente sulle prestazioni più propriamente sanitarie”. “È evidente – commenta Emilio Mortilla, presidente di Ageing Society – che, di fronte a quanto emerso dallo studio, l’indignazione e la rabbia degli anziani e dei disabili, che subiscono più di altri gli effetti della crisi economica, dei tagli alle pensioni e ai servizi sociosanitari, non può che essere altissima”. Mortilla, registrando l’impotenza di politici e tecnici a metter mano agli sprechi, annuncia che presenterà “un esposto per danno erariale alla Procura Generale della Corte dei Conti, nella speranza che la Magistratura Contabile avvii un’indagine su questa scandalosa situazione”.

Fonte: www.superabile.it